Di Viola, ricordiamo con estrema nostalgia la sua arguzia, il suo humor, le sue frecciatine e le mille e mille battaglie per un calcio più pulito. Ricordiamo i memorabili scontri con Boniperti, quando Roma e Juve erano le incontrastare regine degli anni '80 anche se, le differenze erano evidenti: i giallorossi erano vincenti sul campo, i bianconeri lo erano per gli arbitri e le sudditanze che avevano grazie all'impero Agnelli.
Viola di Aulla, da sempre innamorato della Roma che iniziò a conoscere a Campo Testaccio, strappò la Roma da quel limbo che la vedeva squadretta non di una capitale ma bensì di una piccola provincia e la rese immensa. erano gli anni di Zico, Platini, Socrates, Paolo Rossi. Ma anche quelli di Falcao, Pruzzo, Conti, Di Bartolomei, Cerezo. Il presidente portò a Roma uno scudetto atteso oltre 40 anni (41 per la precisione) e la fece lievitare fino al punto più alto d'Europa, arrivando in finale di una maledetta Coppa dei Campioni, perduta solo ai rigori. Dino Viola portò a Roma il Barone, Liedholm, e con lui i romanisti appresero ad avere piacere per il calcio. La zona, la ragnatela, il carattere. Squadre composte non solo di campioni ma anche di tanti importanti gregari (Maldera, Chierico, Bonetti, Righetti, Strukelj) che si adattarono a mettersi a disposizione di coloro che trainavano la squadra in campo. Roma che si affacciò prepotentemente in Europa e, anche dopo la sfortunata CdC, vide i nostri grandi anche in Uefa pur non vincendo nulla. Ma era lo stile Roma, la romanità imposta dal presidente che seppe amministrare bene il parco giocatori, la società e la nascente Trigoria.
Dino, al cui fianco ci fu sempre la signora Flora, amava parlare ed anche litigare per far valere i diritti della sua Roma. Il 'violese' divenne un gergo: il dire alla sua maniera, colpendo direttamente ma con un certo savoir a faire, animò più di una discussione sul tema della comunicazione.
Certo che anche lui non fu scevro di errori e limiti che, a distanza di anni, neppure si ricordano. Solo le gesta positive, restano nella storia di quella Roma -per certi versi ineguagliabile- che fu la Roma di Dino Viola.
A distanza di anni, e proprio oggi, è ancora bello dire: grazie Dino. Grazie presidente!




